Nella primavera del 2001 gli elettori italiani dovranno decidere se affidare il paese in mano ad un venditore di fumo, pluricondannato e che ha a cuore solo la salvaguardia dei suoi interessi. Non rischiamo una nuova dittatura...Sosteniamo Francesco Rutelli.

Sintesi del discorso di Francesco Rutelli alla Convention dell'Ulivo (Milano,21/10/2000)

 

 

 

 

 
 
 
 

 

 

Sul sito di Radio Radicale e' disponibile il documento audio-video della convention

Grazie. Mi fate il più grande onore che si possa fare a chi come me ha dedicato tutta la sua vita alla politica. Voi mi affidate una responsabilità immensa, mi proponete di prendermi cura della nostra Italia: solo insieme potremo farlo. Mi proponete di farlo a nome di coloro le cui idee sono le mie. Guardo voi e vedo i volti dei leader politici e di governo, dei militanti, dei simpatizzanti. Nei vostri volti leggo le storie della democrazia italiana. Saluto in voi i continuatori delle diverse tradizioni, sane vive e decisive della storia moderna dell'Italia. Saluto in voi la tradizione democratica della sinistra italiana che ha conquistato diritti preziosi per milioni di persone e ha garantito riforme civili e sociali che hanno fatto dell'Italia non un Paese comunista ma un Paese moderno.

Saluto la tradizione dei cattolici democratici che ha messo la persona umana al centro del cammino che ha contribuito a fare dell'Italia una terra progredita, libera, attenta ai valori della solidarietà. Quando sono diventato sindaco, due persone che vennero a trovarmi, un sindaco e un uomo di chiesa, mi citarono le parole S. Caterina da Siena che ancora ricordo bene: "Voi principi non vi impadronite di nulla, il potere è una signoria prestata che dovrete restituire". La tradizione politica che si richiama a Don Sturzo tiene alti questi valori di solidarietà e responsabilità. Saluto le tradizioni riformista liberale, democratica, socialista, laica che hanno fatto forte e libera l'Italia. Saluto le esperienze nuove, l'ambientalismo, i movimenti, le associazioni, il mondo del lavoro, chi si batte per i diritti civili e umani e la giustizia sociale. Saluto i colleghi sindaci, gli eletti, gli amministratori, dalle piccole alle grandi città. Saluto in loro una grande speranza, l'Italia che ha intrapreso un cammino nuovo.

Saluto le nostre molte donne in mezzo a noi. Il secolo che inizia vedrà un protagonismo femminile che sorprenderà molti, e che deve molto alle lotte e al coraggio di molte donne che oggi sono qui.

C'è qui oggi il meglio della nostra Italia. Il frutto migliore del dopoguerra repubblicano. La migliore prova di governo e soprattutto l'espressione di un popolo che guarda al futuro del Paese.

Iniziamo il nostro cammino da Milano, che ringraziamo per la sua anima antica di democrazia e civiltà. Un cammino che unirà milioni di italiani sotto le insegne di un nuovo ciclo di crescita e miglioramento sociale e umano, di libertà. Libertà: dobbiamo riprenderci per intero questa parola, non possiamo farne appropriare il Polo. Questa sala riunisce migliaia di cittadini che hanno dedicato la loro vita alla libertà. Sappiamo dalle parole di Vittorio Foa che essa significa diritti, doveri, responsabilità, libertà dal bisogno, dalla burocrazia, dalla sofferenza, dalla paura, dalla violenza, dall'intolleranza. La destra specula sulla diffusione delle paure, si abbandona alla denigrazione dell'avversario e talvolta anche del nostro stesso Paese. Non vuole dare atto della fatica e dei progressi che tutta Italia, non solo la coalizione di centrosinistra, ha compiuto. Maastricht è un merito di tutti gli italiani. Siamo riusciti a vincere quella durissima battaglia sconfiggendo un'opposizione che lavorava contro, l'abbiamo vinta con fatica, con sforzi e con sacrifici che non possono essere cancellati da chi specula sulla demagogia e sull'illusione.

C'è oggi un luogo comune: che le campagne elettorali sono tutte uguali, con i candidati che si rincorrono convergendo su posizioni tanto simili da apparire indistinte. Questo in Italia non è vero. Noi siamo, siamo stati e sempre saremo una cosa molto diversa da questa destra italiana. Sarà nostro compito farlo capire agli italiani, anche agli italiani che in buona fede credono alle promesse della destra e si aspettano che siano mantenute. Mai l'alternativa è stata più chiara. Diceva Lord Acton, uno dei pensatori cattolici a me più cari: "Un uomo fa bene a schierarsi con le forze del suo tempo, ma non deve volgere le vele al capriccio del vento". Tutta la nostra campagna elettorale dovrà ispirarsi a questa verità. Senza astio né odio: gli italiani non apprezzano le asprezze.

Vogliamo che tornino a votare per noi tanti italiani che negli ultimi anni si sono allontanati. Li dobbiamo convincere con la ragione e col cuore. Fa bene il sindaco di Lodi a temere l'intolleranza, ma chi semina paura e intolleranza prepara tempeste anche per sé e non solo per i propri avversari. Di fronte alla marcia dei leghisti contro la moschea mi vengono in mente le parole di Franklin Delano Roosevelt: se i frutti della libertà e delle libertà civili sono poco vivi in altri paesi, nel nostro devono essere più splendenti, se altri paesi censurano le opinioni altrui nel nostro dobbiamo raddoppiare gli sforzi per mantenerci liberi, se in altri paesi la libertà viene oltraggiata noi dobbiamo costituire un porto sicuro nel quale essa viene tenuta viva. Questo è l'insegnamento della democrazia: dare a tutti la possibilità di scelta. Possiamo riuscire. Vedo un nuovo entusiasmo, una gioia e una voglia di iniziare uniti il cammino. Prende il via ufficiale la più grande rimonta della storia elettorale recente: quella che ci porterà a vincere le elezioni nella prossima primavera.

Ve lo promettiamo insieme. Faremo di tutto per organizzarci bene, e per usare tutti i mezzi della democrazia. Ho imparato questo nel mio mestiere di sindaco: fare i conti non con le tue opinioni, ma con la realtà. Tutti quelli che hanno fatto l'esperienza di amministrazioni porteranno sempre con loro questa lezione.

La politica deve stare in mezzo ai problemi che gli italiani vivono. Ci riorganizzeremo. Dobbiamo cominciare dai nostri: dobbiamo recuperare tutti i nostri. Rimettere al lavoro i militanti. Dobbiamo tornare ad avvicinare i giovani, quelli che oggi non guardano alla politica. Da oggi inizia un lavoro nuovo, difficile, bellissimo. Partiremo con una grande campagna di ascolto tra i cittadini: come primo atto vado in Piemonte, domani sarò a Milano, in mezzo non alla folla ma ad una decina di persone, accogliendo l'invito di due famiglie che mi hanno invitato a pranzo. Ascolteremo l'Italia anche quando ci vorrà tirare le orecchie. Ai giovani voglio dire: la politica è importante. O la fate voi o la fanno comunque degli altri per conto di poteri che non gradiscono né la mediazione né l'interferenza. Politica è prendere nelle proprie mani la cosa pubblica: investire la propria intelligenza e il cuore. La politica non si può ridurre al denaro, a comperare a vendere e a guadagnare. La ricchezza è importante per lo sviluppo quando si combina con l'intelligenza, ma la bellezza della vita è innanzitutto amore, capire gli altri, apprendere, conoscere, dialogare con chi è diverso.

Vorrei rileggere una frase detta dai ragazzi della Scuola di Barbiana: "Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio: sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia". Qui dentro c'è tanta forza per ridare speranza ai ragazzi del nostro Paese. Dovremo puntare sulla scuola, sull'istruzione permanente, su Internet. L'Italia importa calciatori, e questo va bene perché il calcio è uno sport bellissimo. Ma ancora esporta troppi ricercatori, dobbiamo fare in modo che ritornino.

Il bellissimo intervento di Giuliano Amato ha spiegato nel modo migliore ciò che si è fatto in questi anni. Un lavoro che si deve all'intelligenza e alla passione di alcune persone, innanzitutto di colui che ci ha guidato alla vittoria nel '96 e che oggi guida il futuro dell'Europa: Romano Prodi, che ci ha mandato un messaggio affettuoso. Si deve ad un grande dirigente democratico che tanto ha fatto per l'Italia e che tanto farà nel futuro: Massimo D'Alema.

E fatemi ringraziare anche coloro che oggi riassumono tutti voi e noi, che rappresentano queste tradizioni sane. Enrico Boselli, il socialismo che sta dalla parte dei democratici. Oliviero Diliberto, rappresentante di una tradizione antica che non muore e che ci accompagnerà. L'unica donna che siede tra segretari di partito, Grazia Francescato. Colui che ha pilotato l'Italia in una fase difficilissima, Lamberto Dini. Un uomo che sarà di battaglia e di frontiera, Clemente Mastella: con te recupereremo al Polo i voti del sud. Pierluigi Castagnetti, che prosegue la grande tradizione di Sturzo. Un amico fraterno che ha il volto arcigno ma un grande cuore, Arturo Parisi. E infine un mio coetaneo e concittadino che ha servito bene la patria da ministro e oggi la onora da capo del maggiore partito della coalizione: Walter Veltroni.

Su questi ceppi innesteremo una nuova crescita della quale posso solo enumerare i titoli. Sappiamo e sapremo trovare una integrazione tra sfide che sembrano incompatibili tra loro. Come governare insieme immigrazione e sicurezza ? Con una politica europea. Come difenderci dal crimine e dalla perdita di identità ? Il Centrosinistra si batterà perché le leggi siano applicate. Quella legge che ha fatto ritornare in libertà migliaia di delinquenti abituali che hanno commesso delitti odiosi contro le donne i vecchi e i deboli nelle nostre città, è una legge presentata da un esponente di Alleanza Nazionale, di quel partito che oggi sulla sicurezza fa propaganda e demagogia.

Sicurezza significa anche sicurezza sociale, salute, sicurezza ambientale, sicurezza sul lavoro. Ieri i sindacati hanno indetto uno sciopero simbolico di 15 minuti per protestare contro l'alto numero di morti sul lavoro, troppi in Italia. Voglio fare un riferimento alla mia esperienza di sindaco: sono stato eletto poco dopo i mondiali di calcio, e la prima opera che ho inaugurato è stata una lapide intitolata ai 32 lavoratori morti nei cantieri. Per il Giubileo abbiamo avuto lavori e cantieri altrettanto significativi, e non c'è stata neppure una morte sul lavoro: perché hanno funzionato le ispezioni e i controlli, perché le amministrazioni sono state attente.

Non c'è contraddizione tra sviluppo e cura del territorio. Per esempio, dobbiamo favorire il trasporto ferroviario ma intanto non possiamo non intervenire sulle strozzature della rete viaria. Un altro filone decisivo: tenere insieme innovazione dell'economia e tutela di coloro che sono lasciati ai margini e temono per il futuro. La riforma del "welfare" varata dal Parlamento è stata una scelta straordinaria, che avrà effetti negli anni a venire. Il nostro impegno è quello del manifesto di Schroeder e Blair: dare forza all'economia, alla produzione della ricchezza, dare fiducia a chi rischia, ma con uno Stato che non dimentica chi è tagliato fuori da questi processi.

Ci aspetta una rinascita dell'Ulivo. Ho visto oggi tante bandiere. Chi le tiene in mano ha la sua storia e la sua fisionomia di militante, e però converge in una più ampia esperienza che ci accomuna tutti. Noi faremo nascere il coordinamento nazionale dell'Ulivo con regole nuove e trasparenza. Ci sarà spazio per il legittimo orgoglio dei partiti, ma dovremo garantire la massima coesione e semplicità. Basta col presentarci davanti agli italiani con divisioni, litigi e conflittualità. Quegli errori non li ripeteremo. Oggi questa coalizione sceglie il suo leader. Non sarà un leader solitario, ma uno che ascolta, che forma insieme agli altri le sue decisioni. Berlusconi in questi giorni è un po' nervoso. Non sa bene come prendere questo Rutelli. Dice che è il mandatario di qualcun altro, ma anche i bambini capiscono non è vero. Forse pensava che questa campagna elettorale dovesse venirgli attribuita per manifesta superiorità, senza neanche far partire la corsa. Ha sbagliato i suoi conti la destra, dovrà fare una battaglia molto dura nel Paese.

Oggi non parlerò di alleanze e accordi, ce ne occuperemo dopo. Certamente dovremo tentare un accordo con Rifondazione Comunista, un accordo che ci permetta di non snaturare il nostro carattere. Lo stesso deve valere per coloro che non hanno ancora scelto come presentarsi alle elezioni. Prima però di occuparci di questi problemi, dobbiamo rafforzare l'Ulivo. Berlusconi qualche problema comincia ad averlo. Dice che non ripeterà gli errori del '94, e infatti si ripresenta esattamente con la stessa coalizione. Vi leggo una frase pronunciata da Roberto Maroni: "Si rafforza in me e in qualunque leghista la consapevolezza che da Berlusconi bisogna stare alla larga". Cose dette non tanti anni fa ma il 6 ottobre dell'anno scorso. Allora che cosa è successo? Sfido la destra a pubblicare gli accordi segreti fatti con la Lega. Li dovete rendere pubblici, stampare, distribuire, mettere su Internet. Gli italiani devono sapere cosa vorreste fare dell'Italia.

Un'altra cosa voglio dire alla destra. E' finito un secolo di grandi speranze ma anche di orrori. Noi vogliamo rappresentare per le future generazioni un valore antico ma non vecchio, noi oggi riaffermiamo di credere nella Costituzione democratica di questo Paese. L'Italia ha conosciuto il fascismo, per questo noi siamo antifascisti. Con serenità ma con grande chiarezza di idee. E diciamo a Gianfranco Fini che se oggi vive in un Paese libero, e cammina per le strade di città nelle quali ognuno può esprimere la sua opinione, deve ringraziare coloro che hanno combattuto e sconfitto la dittatura fascista. Ricordiamo a Fini e a quanti altri lanciano allarmi insulsi sul pericolo del comunismo che oggi il principale problema in Europa non è il comunismo, ma la destra xenofoba ed estrema. Una settimana fa, il 16 ottobre, ho partecipato ad una cerimonia per ricordare l'anniversario della deportazione degli ebrei romani dal Ghetto: alla Stazione Tiburtina, da dove sono partiti i treni, abbiamo scoperto una lapide sul primo binario, e c'erano tra noi alcune persone che su quei treni sono partiti. Guardavo i ragazzi presenti e vedevo i loro occhi lucidi, è un mondo per loro sconosciuto e misterioso. Dobbiamo dire a tutti i ragazzi che un Paese nel quale la parola "musulmano" o "ebreo" può diventare un insulto è un Paese nel quale nessuno di noi vorrebbe vivere.

A questa destra italiana voglio dire ancora: le campagne elettorali non si possono fare a colpi di demagogia. Gli italiani vi hanno conosciuto. Conoscevano la prima versione del "paese dei balocchi", descritto da un personaggio con una fisionomia caratteristica, e ricordano la seconda versione, quella del milione di posti di lavoro. Ricordano anche che quando Berlusconi diventò capo del governo, il Paese perse alcune centinaia di migliaia di posti. Il Governo Prodi non ha fatto quella promessa, ma durante il governo dell'Ulivo sono stati creati un milione di posti di lavoro.

La destra sta proponendo ipotesi mirabolanti di tagli fiscali, che a seconda dei momenti oscillano tra i 220 e i 330 mila miliardi. Suggerisco loro che tra le varie manifestazioni, quella nella quale lanciano questa proposta sia fatta a Mirabilandia, nella bella riviera romagnola. Le riduzioni fiscali, l'arcigno Ministro Visco di cui ha parlato Giuliano Amato le sta facendo davvero. L'unico modo che conosciamo per governare è di fare le cose serie e dire la verità.

Il tema che ci sta più a cuore è quello dell'orgoglio italiano. L'Italia del XXI secolo. Cito Piero Calamandrei: "L'Italia dove ogni valle e ogni cima ha un nome di famiglia, dove a scavar colline ci si accorge che sono tombe, sulle quali noi siamo cresciuti senza che mai si sia rotto nei millenni il filo della parentela con quei sepolti". Dobbiamo essere orgogliosi della nostra identità: come della Ferrari, una innovazione infinita che di continuo si rinnova. Noi siamo persone serie: ci sono ancora in Italia tante sacche di povertà e di disperazione. Saremo seri se non nasconderemo i problemi e li guarderemo in faccia. Lo dico agli imprenditori: potete discutere con il sindacato, anche litigarci, ma ricordate sempre cosa sarebbe avvenuto dell'economia italiana se il sindacato non avesse fatto la sua parte negli anni difficili.

Ho ricevuto oggi da voi il mandato più importante e più prezioso che mai potessi aspettarmi. Giuro davanti a voi che darò tutto me stesso per servire la nostra nazione, per migliorare l'Italia davanti al mondo e per risolvere i suoi problemi. Dobbiamo e possiamo, sappiamo e sapremo battere la destra. Vi giuro che mi impegnerò con voi per la nostra patria e con tutta la mia forza, tutto il mio onore e tutto il mio amore. Viva l'Ulivo del 2001. Lavoriamo insieme per l'Italia, per la sua gente, per il suo futuro, e insieme vinceremo le elezioni della prossima primavera.

 
 
 
 
 
 
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