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Grazie.
Mi fate il più grande onore che si possa fare a chi come me ha dedicato
tutta la sua vita alla politica. Voi mi affidate una responsabilità
immensa, mi proponete di prendermi cura della nostra Italia: solo
insieme potremo farlo. Mi proponete di farlo a nome di coloro le cui
idee sono le mie. Guardo voi e vedo i volti dei leader politici e di
governo, dei militanti, dei simpatizzanti. Nei vostri volti leggo le
storie della democrazia italiana. Saluto in voi i continuatori delle
diverse tradizioni, sane vive e decisive della storia moderna
dell'Italia. Saluto in voi la tradizione democratica della sinistra
italiana che ha conquistato diritti preziosi per milioni di persone e ha
garantito riforme civili e sociali che hanno fatto dell'Italia non un
Paese comunista ma un Paese moderno.
Saluto la tradizione dei cattolici democratici che ha messo la persona
umana al centro del cammino che ha contribuito a fare dell'Italia una
terra progredita, libera, attenta ai valori della solidarietà. Quando
sono diventato sindaco, due persone che vennero a trovarmi, un sindaco e
un uomo di chiesa, mi citarono le parole S. Caterina da Siena che ancora
ricordo bene: "Voi principi non vi impadronite di nulla, il potere
è una signoria prestata che dovrete restituire". La tradizione
politica che si richiama a Don Sturzo tiene alti questi valori di
solidarietà e responsabilità. Saluto le tradizioni riformista
liberale, democratica, socialista, laica che hanno fatto forte e libera
l'Italia. Saluto le esperienze nuove, l'ambientalismo, i movimenti, le
associazioni, il mondo del lavoro, chi si batte per i diritti civili e
umani e la giustizia sociale. Saluto i colleghi sindaci, gli eletti, gli
amministratori, dalle piccole alle grandi città. Saluto in loro una
grande speranza, l'Italia che ha intrapreso un cammino nuovo.
Saluto le nostre molte donne in mezzo a noi. Il secolo che inizia vedrà
un protagonismo femminile che sorprenderà molti, e che deve molto alle
lotte e al coraggio di molte donne che oggi sono qui.
C'è qui oggi il meglio della nostra Italia. Il frutto migliore del
dopoguerra repubblicano. La migliore prova di governo e soprattutto
l'espressione di un popolo che guarda al futuro del Paese.
Iniziamo il nostro cammino da Milano, che ringraziamo per la sua anima
antica di democrazia e civiltà. Un cammino che unirà milioni di
italiani sotto le insegne di un nuovo ciclo di crescita e miglioramento
sociale e umano, di libertà. Libertà: dobbiamo riprenderci per intero
questa parola, non possiamo farne appropriare il Polo. Questa sala
riunisce migliaia di cittadini che hanno dedicato la loro vita alla
libertà. Sappiamo dalle parole di Vittorio Foa che essa significa
diritti, doveri, responsabilità, libertà dal bisogno, dalla
burocrazia, dalla sofferenza, dalla paura, dalla violenza,
dall'intolleranza. La destra specula sulla diffusione delle paure, si
abbandona alla denigrazione dell'avversario e talvolta anche del nostro
stesso Paese. Non vuole dare atto della fatica e dei progressi che tutta
Italia, non solo la coalizione di centrosinistra, ha compiuto.
Maastricht è un merito di tutti gli italiani. Siamo riusciti a vincere
quella durissima battaglia sconfiggendo un'opposizione che lavorava
contro, l'abbiamo vinta con fatica, con sforzi e con sacrifici che non
possono essere cancellati da chi specula sulla demagogia e
sull'illusione.
C'è
oggi un luogo comune: che le campagne elettorali sono tutte uguali, con
i candidati che si rincorrono convergendo su posizioni tanto simili da
apparire indistinte. Questo in Italia non è vero. Noi siamo, siamo
stati e sempre saremo una cosa molto diversa da questa destra italiana.
Sarà nostro compito farlo capire agli italiani, anche agli italiani che
in buona fede credono alle promesse della destra e si aspettano che
siano mantenute. Mai l'alternativa è stata più chiara. Diceva Lord
Acton, uno dei pensatori cattolici a me più cari: "Un uomo fa bene
a schierarsi con le forze del suo tempo, ma non deve volgere le vele al
capriccio del vento". Tutta la nostra campagna elettorale dovrà
ispirarsi a questa verità. Senza astio né odio: gli italiani non
apprezzano le asprezze.
Vogliamo che tornino a votare per noi tanti italiani che negli ultimi
anni si sono allontanati. Li dobbiamo convincere con la ragione e col
cuore. Fa bene il sindaco di Lodi a temere l'intolleranza, ma chi semina
paura e intolleranza prepara tempeste anche per sé e non solo per i
propri avversari. Di fronte alla marcia dei leghisti contro la moschea
mi vengono in mente le parole di Franklin Delano Roosevelt: se i frutti
della libertà e delle libertà civili sono poco vivi in altri paesi,
nel nostro devono essere più splendenti, se altri paesi censurano le
opinioni altrui nel nostro dobbiamo raddoppiare gli sforzi per
mantenerci liberi, se in altri paesi la libertà viene oltraggiata noi
dobbiamo costituire un porto sicuro nel quale essa viene tenuta viva.
Questo è l'insegnamento della democrazia: dare a tutti la possibilità
di scelta. Possiamo riuscire. Vedo un nuovo entusiasmo, una gioia e una
voglia di iniziare uniti il cammino. Prende il via ufficiale la più
grande rimonta della storia elettorale recente: quella che ci porterà a
vincere le elezioni nella prossima primavera.
Ve lo promettiamo insieme. Faremo di tutto per organizzarci bene, e per
usare tutti i mezzi della democrazia. Ho imparato questo nel mio
mestiere di sindaco: fare i conti non con le tue opinioni, ma con la
realtà. Tutti quelli che hanno fatto l'esperienza di amministrazioni
porteranno sempre con loro questa lezione.
La politica deve stare in mezzo ai problemi che gli italiani vivono. Ci
riorganizzeremo. Dobbiamo cominciare dai nostri: dobbiamo recuperare
tutti i nostri. Rimettere al lavoro i militanti. Dobbiamo tornare ad
avvicinare i giovani, quelli che oggi non guardano alla politica. Da
oggi inizia un lavoro nuovo, difficile, bellissimo. Partiremo con una
grande campagna di ascolto tra i cittadini: come primo atto vado in
Piemonte, domani sarò a Milano, in mezzo non alla folla ma ad una
decina di persone, accogliendo l'invito di due famiglie che mi hanno
invitato a pranzo. Ascolteremo l'Italia anche quando ci vorrà tirare le
orecchie. Ai giovani voglio dire: la politica è importante. O la fate
voi o la fanno comunque degli altri per conto di poteri che non
gradiscono né la mediazione né l'interferenza. Politica è prendere
nelle proprie mani la cosa pubblica: investire la propria intelligenza e
il cuore. La politica non si può ridurre al denaro, a comperare a
vendere e a guadagnare. La ricchezza è importante per lo sviluppo
quando si combina con l'intelligenza, ma la bellezza della vita è
innanzitutto amore, capire gli altri, apprendere, conoscere, dialogare
con chi è diverso.
Vorrei rileggere una frase detta dai ragazzi della Scuola di Barbiana:
"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio: sortirne
tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l'avarizia". Qui
dentro c'è tanta forza per ridare speranza ai ragazzi del nostro Paese.
Dovremo puntare sulla scuola, sull'istruzione permanente, su Internet.
L'Italia importa calciatori, e questo va bene perché il calcio è uno
sport bellissimo. Ma ancora esporta troppi ricercatori, dobbiamo fare in
modo che ritornino.
Il bellissimo intervento di Giuliano Amato ha spiegato nel modo migliore
ciò che si è fatto in questi anni. Un lavoro che si deve
all'intelligenza e alla passione di alcune persone, innanzitutto di
colui che ci ha guidato alla vittoria nel '96 e che oggi guida il futuro
dell'Europa: Romano Prodi, che ci ha mandato un messaggio affettuoso. Si
deve ad un grande dirigente democratico che tanto ha fatto per l'Italia
e che tanto farà nel futuro: Massimo D'Alema.
E fatemi ringraziare anche coloro che oggi riassumono tutti voi e noi,
che rappresentano queste tradizioni sane. Enrico Boselli, il socialismo
che sta dalla parte dei democratici. Oliviero Diliberto, rappresentante
di una tradizione antica che non muore e che ci accompagnerà. L'unica
donna che siede tra segretari di partito, Grazia Francescato. Colui che
ha pilotato l'Italia in una fase difficilissima, Lamberto Dini. Un uomo
che sarà di battaglia e di frontiera, Clemente Mastella: con te
recupereremo al Polo i voti del sud. Pierluigi Castagnetti, che prosegue
la grande tradizione di Sturzo. Un amico fraterno che ha il volto
arcigno ma un grande cuore, Arturo Parisi. E infine un mio coetaneo e
concittadino che ha servito bene la patria da ministro e oggi la onora
da capo del maggiore partito della coalizione: Walter Veltroni.
Su questi ceppi innesteremo una nuova crescita della quale posso solo
enumerare i titoli. Sappiamo e sapremo trovare una integrazione tra
sfide che sembrano incompatibili tra loro. Come governare insieme
immigrazione e sicurezza ? Con una politica europea. Come difenderci dal
crimine e dalla perdita di identità ? Il Centrosinistra si batterà
perché le leggi siano applicate. Quella legge che ha fatto ritornare in
libertà migliaia di delinquenti abituali che hanno commesso delitti
odiosi contro le donne i vecchi e i deboli nelle nostre città, è una
legge presentata da un esponente di Alleanza Nazionale, di quel partito
che oggi sulla sicurezza fa propaganda e demagogia.
Sicurezza significa anche sicurezza sociale, salute, sicurezza
ambientale, sicurezza sul lavoro. Ieri i sindacati hanno indetto uno
sciopero simbolico di 15 minuti per protestare contro l'alto numero di
morti sul lavoro, troppi in Italia. Voglio fare un riferimento alla mia
esperienza di sindaco: sono stato eletto poco dopo i mondiali di calcio,
e la prima opera che ho inaugurato è stata una lapide intitolata ai 32
lavoratori morti nei cantieri. Per il Giubileo abbiamo avuto lavori e
cantieri altrettanto significativi, e non c'è stata neppure una morte
sul lavoro: perché hanno funzionato le ispezioni e i controlli, perché
le amministrazioni sono state attente.
Non c'è contraddizione tra sviluppo e cura del territorio. Per esempio,
dobbiamo favorire il trasporto ferroviario ma intanto non possiamo non
intervenire sulle strozzature della rete viaria. Un altro filone
decisivo: tenere insieme innovazione dell'economia e tutela di coloro
che sono lasciati ai margini e temono per il futuro. La riforma del
"welfare" varata dal Parlamento è stata una scelta
straordinaria, che avrà effetti negli anni a venire. Il nostro impegno
è quello del manifesto di Schroeder e Blair: dare forza all'economia,
alla produzione della ricchezza, dare fiducia a chi rischia, ma con uno
Stato che non dimentica chi è tagliato fuori da questi processi.
Ci aspetta una rinascita dell'Ulivo. Ho visto oggi tante bandiere. Chi
le tiene in mano ha la sua storia e la sua fisionomia di militante, e
però converge in una più ampia esperienza che ci accomuna tutti. Noi
faremo nascere il coordinamento nazionale dell'Ulivo con regole nuove e
trasparenza. Ci sarà spazio per il legittimo orgoglio dei partiti, ma
dovremo garantire la massima coesione e semplicità. Basta col
presentarci davanti agli italiani con divisioni, litigi e conflittualità.
Quegli errori non li ripeteremo. Oggi questa coalizione sceglie il suo
leader. Non sarà un leader solitario, ma uno che ascolta, che forma
insieme agli altri le sue decisioni. Berlusconi in questi giorni è un
po' nervoso. Non sa bene come prendere questo Rutelli. Dice che è il
mandatario di qualcun altro, ma anche i bambini capiscono non è vero.
Forse pensava che questa campagna elettorale dovesse venirgli attribuita
per manifesta superiorità, senza neanche far partire la corsa. Ha
sbagliato i suoi conti la destra, dovrà fare una battaglia molto dura
nel Paese.
Oggi non parlerò di alleanze e accordi, ce ne occuperemo dopo.
Certamente dovremo tentare un accordo con Rifondazione Comunista, un
accordo che ci permetta di non snaturare il nostro carattere. Lo stesso
deve valere per coloro che non hanno ancora scelto come presentarsi alle
elezioni. Prima però di occuparci di questi problemi, dobbiamo
rafforzare l'Ulivo. Berlusconi qualche problema comincia ad averlo. Dice
che non ripeterà gli errori del '94, e infatti si ripresenta
esattamente con la stessa coalizione. Vi leggo una frase pronunciata da
Roberto Maroni: "Si rafforza in me e in qualunque leghista la
consapevolezza che da Berlusconi bisogna stare alla larga". Cose
dette non tanti anni fa ma il 6 ottobre dell'anno scorso. Allora che
cosa è successo? Sfido la destra a pubblicare gli accordi segreti fatti
con la Lega. Li dovete rendere pubblici, stampare, distribuire, mettere
su Internet. Gli italiani devono sapere cosa vorreste fare dell'Italia.
Un'altra cosa voglio dire alla destra. E' finito un secolo di grandi
speranze ma anche di orrori. Noi vogliamo rappresentare per le future
generazioni un valore antico ma non vecchio, noi oggi riaffermiamo di
credere nella Costituzione democratica di questo Paese. L'Italia ha
conosciuto il fascismo, per questo noi siamo antifascisti. Con serenità
ma con grande chiarezza di idee. E diciamo a Gianfranco Fini che se oggi
vive in un Paese libero, e cammina per le strade di città nelle quali
ognuno può esprimere la sua opinione, deve ringraziare coloro che hanno
combattuto e sconfitto la dittatura fascista. Ricordiamo a Fini e a
quanti altri lanciano allarmi insulsi sul pericolo del comunismo che
oggi il principale problema in Europa non è il comunismo, ma la destra
xenofoba ed estrema. Una settimana fa, il 16 ottobre, ho partecipato ad
una cerimonia per ricordare l'anniversario della deportazione degli
ebrei romani dal Ghetto: alla Stazione Tiburtina, da dove sono partiti i
treni, abbiamo scoperto una lapide sul primo binario, e c'erano tra noi
alcune persone che su quei treni sono partiti. Guardavo i ragazzi
presenti e vedevo i loro occhi lucidi, è un mondo per loro sconosciuto
e misterioso. Dobbiamo dire a tutti i ragazzi che un Paese nel quale la
parola "musulmano" o "ebreo" può diventare un
insulto è un Paese nel quale nessuno di noi vorrebbe vivere.
A questa destra italiana voglio dire ancora: le campagne elettorali non
si possono fare a colpi di demagogia. Gli italiani vi hanno conosciuto.
Conoscevano la prima versione del "paese dei balocchi",
descritto da un personaggio con una fisionomia caratteristica, e
ricordano la seconda versione, quella del milione di posti di lavoro.
Ricordano anche che quando Berlusconi diventò capo del governo, il
Paese perse alcune centinaia di migliaia di posti. Il Governo Prodi non
ha fatto quella promessa, ma durante il governo dell'Ulivo sono stati
creati un milione di posti di lavoro.
La destra sta proponendo ipotesi mirabolanti di tagli fiscali, che a
seconda dei momenti oscillano tra i 220 e i 330 mila miliardi.
Suggerisco loro che tra le varie manifestazioni, quella nella quale
lanciano questa proposta sia fatta a Mirabilandia, nella bella riviera
romagnola. Le riduzioni fiscali, l'arcigno Ministro Visco di cui ha
parlato Giuliano Amato le sta facendo davvero. L'unico modo che
conosciamo per governare è di fare le cose serie e dire la verità.
Il tema che ci sta più a cuore è quello dell'orgoglio italiano.
L'Italia del XXI secolo. Cito Piero Calamandrei: "L'Italia dove
ogni valle e ogni cima ha un nome di famiglia, dove a scavar colline ci
si accorge che sono tombe, sulle quali noi siamo cresciuti senza che mai
si sia rotto nei millenni il filo della parentela con quei
sepolti". Dobbiamo essere orgogliosi della nostra identità: come
della Ferrari, una innovazione infinita che di continuo si rinnova. Noi
siamo persone serie: ci sono ancora in Italia tante sacche di povertà e
di disperazione. Saremo seri se non nasconderemo i problemi e li
guarderemo in faccia. Lo dico agli imprenditori: potete discutere con il
sindacato, anche litigarci, ma ricordate sempre cosa sarebbe avvenuto
dell'economia italiana se il sindacato non avesse fatto la sua parte
negli anni difficili.
Ho ricevuto oggi da voi il mandato più importante e più prezioso che
mai potessi aspettarmi. Giuro davanti a voi che darò tutto me stesso
per servire la nostra nazione, per migliorare l'Italia davanti al mondo
e per risolvere i suoi problemi. Dobbiamo e possiamo, sappiamo e sapremo
battere la destra. Vi giuro che mi impegnerò con voi per la nostra
patria e con tutta la mia forza, tutto il mio onore e tutto il mio
amore. Viva l'Ulivo del 2001. Lavoriamo insieme per l'Italia, per la sua
gente, per il suo futuro, e insieme vinceremo le elezioni della prossima
primavera.
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